Questo è un grandissimo regalo dei ragazzi di Bologna che mi hanno permesso di condividere con voi questo video, nato su un testo di Stefano alias Analkoliker. La prima versione de "Il mazzo di chiavi" la trovate sul blog di Stefano e naturalmente invito tutti voi a passare da lui perchè ne vale la pena! I link li trovate qui a sinistra della nostra pagina, o in fondo a questo post.
Buona visione e a presto con le novità su Victor e compagni.
Il Mazzo di chiavi from Asfalto on Vimeo.
Agosto è il mese dei suicidi.
E’ alta stagione per la psichiatria, trovare un posto letto in repartino è quasi impossibile, ma se sei abbastanza fortunato puoi ancora trovare posto nella provincia. Dipende da chi c’è di guardia in pronto soccorso.
Villa Cristina alla periferia di Torino?
“No lì non ci voglio tornare” Ci avevo trovato Michela del gruppo di alcolisti, non mi riconobbe, sembrava che le avessero gonfiato la faccia come un canotto, la pelle del viso liscia e molle come le dita cotte quando si lavano i piatti con l’acqua calda. Gli occhi vuoti che guardavano al vuoto: l’opera devastatrice degli psicofarmaci e di una vita che ti insegue, perché senza quel corpo non ci sarebbe vita. Quella vita.
Ho trovato la chiave! Bello, ma perché non ci avevo pensato prima. Mi sale la pace e mi si sciolgono i sassi nello stomaco, covo di pugni annodati e dimora di tutte le angosce.
Quando stai così di merda non servono neppure gli psicofarmaci e non servirebbe neppure riavere il mio amore.
Ma adesso tutto questo non conta, ho trovato la chiave, la pace.
Mi dispiace solo per Zora, quaranta chili pelo nero lucido, fedeltà e fiducia incondizionata. Di lei credo e ne son certo se ne occuperanno Maria Grazia e Sergio.
La gomma che il vicino usa per innaffiare il giardino dovrebbe essere della stessa misura della marmitta dell’APE 50.L’ho smontata e rimontata il mese scorso e la gomma la vedo tutti i giorni. Se dovesse essere troppo stretta posso scaldarla sul fornello ed allargarla mentre se fosse troppo larga in laboratorio dovrei avere sicuramente una fascetta nella Scatola Magica.
Ci sono voluti dodici anni per averla così fornita. E’ una vecchia scatola di biscotti in lamierino leggero in stile "tardo Liberty" con i caratteri delle lettere giallo oro tipiche degli anni '40-'50. Un artigiano non può fare a meno di una Scatola Magica. Quando al sabato ripulivo il laboratorio, riponevo tutte le viti e i chiodi che trovavo in terra o sul fondo dei cassetti e, dato che riporle tutte negli appositi separatori sarebbe stato un delirio, li riponevo nella scatola dei biscotti. Dopo dodici anni potevo trovarci tutto di tutto, e di tutte le misure: chiodi, viti, rondelle, dadi, bulloni e fascette. Ah è vero, mi stavo perdendo!
Prendo il coltello e vado a tagliare un pezzo di tubo, dalla marmitta all’abitacolo ce ne vorranno due metri e mezzo. La cilindrata dell’Ape è 50 centimetri cubici ed in proporzione lo scarico dovrebbe avere un diametro non superiore al centimetro e mezzo. Nessuna fascetta metallica entra che è un piacere, ed è un piacere vedere che dopo tanti anni di lavoro, posso fare a meno del metro e del calibro. Il tempo di un sorriso compiaciuto e poi porto la gomma nell’abitacolo, mi siedo e tiro la porta. Mi chiudo dal dentro, mi chiudo dal fuori.
Alzo la leva dell’aria, giro la chiave e pigio lo START. Attendo alcuni secondi e quando il motore comincia a singhiozzare abbasso la leva per ridargli ossigeno.
Gesti essenziali, misurati, senza incertezze, come se lo avessi sempre fatto.
Mi coglie un senso di pace che non ricordo di aver mai provato, trovo persino il tempo di prendermi in giro.
“Certo che per un asmatico è proprio un modo del cazzo per morire”. Che faccio? Torno un attimo in casa a prendere i broncodilatatori? E se comincio a tossire? Vorrei morire addormentandomi e non sputando pezzi di polmone!
Immagino i titoli dei giornali: “Artigiano asmatico si suicida con i gas di scarico; trovato in un lago di sangue”. Merda così no! Che figura da fesso. E giù a ridere in questa nuvola di fumo. Mi è sempre piaciuto il profumo della benzina e dell’olio sintetico bruciato, mi ricorda quando da ragazzino nell’officina del vecchio, questi accendeva le moto dentro l’officina incurante della presenza dei clienti.
Che pace. Adesso. Qui dentro. Comincia a bruciarmi gli occhi, a raschiarmi la gola e mi chiedo se lo sto facendo veramente. Se mi sto ammazzando veramente. Peccato perdere questa pace proprio adesso che l’ho trovata.
Non posso rinunciare al mio progetto, ho scritto anche l’ultima lettera con tanto di scuse e indicazioni per il cane. Che dire poi della mia autostima?
Già la sento mia madre: “Cominci mille cose e non ne finisci neanche una”.
Questa volta però vorrei finirla con la pace di questo momento.
E se riuscissi a trovare questa pace fuori? Forse non l’ho cercata abbastanza, forse non l’ho cercata nel posto giusto.
Questi ultimi tre quarti d’ora li ho vissuti serenamente, e se ci fosse il modo per allungarli ancora una volta, due volte, tre…
No, non è possibile!
E se invece lo fosse?
Ho trovato la chiave, la seconda oggi, oppure la stessa che chiude e apre?
Spengo il motore. Proviamoci.
Tratto dal diario di
Analkoliker (senza fissa dimora di successo).
Scritto nel Luglio 2007
categoria:pensieri, riflessioni, vita, diario























Da ieri, in tanti, hanno provato a mettersi in contatto con te...il tuo telefono era sempre irraggiungibile!! Stamattina ho chiamato Mutty, speravo che lei riuscisse a beccarti....ma toccava a me , e così è stato! Ciao piccola...ciao capitano...e non capivo che mi stavi raccontando di un incidente avuto oggi da Riccardo,,,non ti ascoltavo perchè in mente avevo solo quelle parole:" è morto Adriano!!!" e alla fine te le ho vomitate lì, e poi il silenzio....io non volevo raccontare e tu non volevi ascoltare. Ti ho detto le poche cose che mi hanno riferito ieri e la tua voce diventata un sussurro ha rotto la mia...ma non potevo piangere, e neanche trovare parole di conforto perchè non ce ne sono...una morte è una morte...e basta! La ciurma già ridotta ai minimi termini si va assottigliando ancora di più! Te ne aveva fatte troppe Adriano, tante da essere rispedito a Milano...ma tu gli volevi bene e so che ora te la menerai fino a quando non troverai il tuo modo per poterlo ricordare! Ciao capitano, ciao Victor...sì ci risentiamo domani!!!!!!
Te lo ricordi quest'arcobaleno Victor? Era un sabato pomeriggio, al Mc Donald vicino alla stazione! Naturalmente il primo a vederlo sei stato tu...io l'ho subito fotografato! Era fine aprile...ma a me sembra tanto tempo fa, stavi meglio di come ti ho visto pochi giorni fa a Chiavari! Vigliaccamente dico che non avrei dovuto venire; vederti in quello stato mi ha preso proprio male e ancora oggi mi chiedo che senso abbia che tu stia lì...conciato in quel modo e lontano da noi...Cosa posso fare per aiutare te che non chiedi mai aiuto per te? Come fare a convincerti che devi mollare...che così non può andare? Siete rimasti in due, del gruppo iniziale, e tu non stai bene...devi prendere una decisione Capitano...per te soltanto...per la tua salute e anche un po' per chi ti vuole bene. Stai bevendo troppo...la tua gamba non migliora per niente e cazzo non è giusto continuare a farsi tanto male! Ti prego pensaci seriamente a darti un po' di riposo...vai su da Daniele, è l'unico posto dove puoi trovare pace e rimetterti un tantino in sesto!!! Non voglio vederti conciato così.....


